Una finestra pulita di sette stagioni
La Scottish Premiership divide la competizione dopo 33 giornate di campionato. Le prime sei e le ultime sei squadre disputano poi altre cinque partite all'interno del proprio gruppo, producendo 198 partite nella fase regolare e 30 nella fase split in una stagione standard a 12 club. Il regolamento ufficiale della competizione descrive la stessa struttura di 33 più cinque.
Il confronto seleziona le stagioni dal 2012–13 al 2018–19 perché entrambe le fasi sono indicate in modo coerente e complete nei dati verificati. Le stagioni successive contengono interruzioni o denominazioni dei gruppi diverse e, in diversi casi, dati post-split in eccesso o mancanti. Non vengono unite silenziosamente in una media dall'aspetto uniforme.
Le percentuali di vittorie interne, pareggi e vittorie esterne descrivono la quota dei risultati finali all'interno di ciascuna fase. Non misurano i punti, i gol attesi né il numero di partite interne assegnate a ciascun club.
Il quadro fase per fase
La tabella mantiene visibili ogni stagione e ogni fase. Mostra perché il risultato aggregato debba essere considerato un riepilogo di stagioni diverse, non una regola secondo cui ogni split produce più gol o favorisce maggiormente le squadre in trasferta.
| Stagione | Fase | Partite | Gol | Gol per partita | Vittorie interne | Pareggi | Vittorie esterne |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 2012–13 | Regolare | 198 | 542 | 2.737 | 38.38% | 33.33% | 28.28% |
| 2012–13 | Split | 30 | 81 | 2.700 | 43.33% | 23.33% | 33.33% |
| 2013–14 | Regolare | 198 | 533 | 2.692 | 43.94% | 21.21% | 34.85% |
| 2013–14 | Split | 30 | 93 | 3.100 | 50.00% | 26.67% | 23.33% |
| 2014–15 | Regolare | 198 | 509 | 2.571 | 45.45% | 18.69% | 35.86% |
| 2014–15 | Split | 30 | 78 | 2.600 | 40.00% | 23.33% | 36.67% |
| 2015–16 | Regolare | 198 | 547 | 2.763 | 42.42% | 23.23% | 34.34% |
| 2015–16 | Split | 30 | 103 | 3.433 | 30.00% | 20.00% | 50.00% |
| 2016–17 | Regolare | 198 | 532 | 2.687 | 41.41% | 28.28% | 30.30% |
| 2016–17 | Split | 30 | 96 | 3.200 | 40.00% | 6.67% | 53.33% |
| 2017–18 | Regolare | 198 | 516 | 2.606 | 39.90% | 24.24% | 35.86% |
| 2017–18 | Split | 30 | 78 | 2.600 | 46.67% | 26.67% | 26.67% |
| 2018–19 | Regolare | 198 | 503 | 2.540 | 45.45% | 20.20% | 34.34% |
| 2018–19 | Split | 30 | 75 | 2.500 | 46.67% | 23.33% | 30.00% |
Le sette stagioni condividono la stessa struttura di base, ma i loro livelli assoluti differiscono. La media dei gol nella fase regolare va da 2.540 nel 2018–19 a 2.763 nel 2015–16. Nella fase split va da 2.500 nel 2018–19 a 3.433 nel 2015–16. Il campione post-split è quindi sia più ridotto sia più ampio, perciò il risultato aggregato è utile solo se affiancato dalle righe stagionali.
Le colonne delle vittorie interne, dei pareggi e delle vittorie esterne sommano al 100% considerando l'arrotondamento. Il controllo è importante perché una fase può sembrare più «equilibrata» in una categoria mentre il movimento viene in realtà compensato da un'altra. Nel 2016–17, per esempio, la quota di pareggi nello split scende al 6.67% mentre le vittorie esterne salgono al 53.33%; i due movimenti spiegano la combinazione visibile dei risultati senza richiedere un cambiamento della sola quota interna.
L'effetto sui gol
I gol aggregati nella fase split sono stati 604 in 210 partite, cioè 2.876 per partita. La fase regolare ha prodotto 3,682 gol in 1,386 partite, cioè 2.657. La differenza è di 0.219 gol per partita, con un aumento di circa l'8.2% rispetto alla fase regolare.
Il risultato è determinato dalla variabilità. I gol nello split sono stati più numerosi nel 2013–14, 2014–15 e 2015–16, con il 2015–16 arrivato a 3.433. Sono rimasti quasi invariati nel 2012–13 e nel 2014–15, poi sono stati leggermente inferiori nel 2017–18 e nel 2018–19. L'aumento aggregato è reale per questa finestra selezionata, ma non è universale nelle sue sette righe.
I campioni ridotti contano. Ogni fase split contiene 30 partite, contro le 198 precedenti allo split. Cinque o sei risultati con punteggi insoliti possono spostare sensibilmente il tasso dello split, quindi una differenza di 0.219 va letta come un contrasto descrittivo, non come una legge stabile del formato.
Tre stagioni mostrano un chiaro aumento dei gol nella fase split: il 2013–14 passa da 2.692 a 3.100, il 2015–16 da 2.763 a 3.433 e il 2016–17 da 2.687 a 3.200. Gli aumenti non sono piccole differenze dovute all'arrotondamento. Nel 2015–16, 103 gol arrivano in 30 partite di split, contro i 547 in 198 partite regolari.
Quattro stagioni vanno nella direzione opposta o restano vicine. Il 2012–13 scende leggermente da 2.737 a 2.700, il 2014–15 passa da 2.571 a 2.600, il 2017–18 scivola da 2.606 a 2.600 e il 2018–19 scende da 2.540 a 2.500. L'aumento aggregato è quindi un andamento maggioritario, non una proprietà universale della fase.
Equilibrio tra risultati interni, pareggi ed esterni
Le quote aggregate delle vittorie interne sono quasi identiche: 42.42% nella fase regolare e 42.38% nella fase split. Il risultato interno non è scomparso, ma non ha nemmeno spiegato l'aumento dei gol. Questo è il motivo più chiaro per cui bisogna separare i gol dall'equilibrio.
I pareggi sono scesi dal 24.17% al 21.43%, una diminuzione di 2.74 punti percentuali. Le vittorie esterne sono salite dal 33.41% al 36.19%, con un aumento di 2.78 punti. Nella combinazione dei tre risultati, il movimento post-split va quindi dai pareggi verso le vittorie esterne, mentre la quota interna resta stabile nel complesso.
I numeri aggregati nascondono gli estremi. Nel 2015–16, le vittorie esterne rappresentavano il 50.00% delle partite split e le vittorie interne il 30.00%. Nel 2016–17, le vittorie esterne hanno raggiunto il 53.33% e i pareggi sono scesi al 6.67%. Al contrario, il 2017–18 ha avuto una quota di vittorie interne nello split del 46.67% e vittorie esterne del 26.67%. Lo split può cambiare l'equilibrio in entrambe le direzioni da una stagione all'altra.
L'aumento di 2.78 punti nella quota delle vittorie esterne è inoltre un'affermazione aggregata su contesti competitivi diseguali. Non significa che ogni split abbia dato un vantaggio alle squadre ospiti. Nel 2013–14 le vittorie interne erano il 50.00% e quelle esterne il 23.33%; nel 2015–16 e nel 2016–17 le quote esterne erano rispettivamente il 50.00% e il 53.33%. Il segno cambia da una stagione all'altra.
Allo stesso modo, le quote interne aggregate quasi identiche nascondono una differenza di cinque punti nelle righe split: 30.00% nel 2015–16 contro il 46.67% sia nel 2017–18 sia nel 2018–19. Il vantaggio interno è quindi persistente solo come equilibrio aggregato nella finestra selezionata, non come proprietà garantita di ogni calendario post-split.
Perché le stagioni non concordano
Lo split si disputa con gruppi formati dopo le prime 33 giornate, quindi i suoi avversari e gli obiettivi competitivi non costituiscono un campione casuale della stagione regolare. Le squadre inseguono il titolo, i posti europei o la salvezza contro un insieme più ristretto di avversari. Questo contesto può aiutare a spiegare perché la combinazione dei risultati post-split non debba essere interpretata come una media neutrale del campionato, anche se il solo dato aggregato non può verificare la spiegazione.
L'equilibrio del calendario è un altro limite. I club non terminano necessariamente con esattamente lo stesso numero di partite interne ed esterne; le indicazioni ufficiali della SPFL rilevano che possono verificarsi inversioni di campo e totali casa-trasferta di 20/18. Le nostre percentuali si basano sui risultati, senza correzioni per questi calendari.
La conclusione generale più solida è quindi prudente: nelle sette stagioni coperte in modo coerente, le partite split hanno avuto in media più gol e risultati leggermente più favorevoli alle squadre ospiti, mentre la quota di vittorie interne è rimasta quasi invariata. Le righe anno per anno mostrano quanta incertezza si trovi dietro questa frase aggregata.
La fase è inoltre strategicamente diversa dalle prime 33 giornate. Dopo lo split, ogni gruppo affronta un insieme più ristretto di avversari con un obiettivo comune. Uno split con molti gol o pochi pareggi può riflettere questo calendario concentrato, ma il dato aggregato disponibile non identifica quale meccanismo prevalga. Considerare lo split un intervento sperimentale andrebbe oltre i dati.
La copertura successiva alla finestra selezionata rafforza questa cautela. I dati del 2019–20 si fermano prima di uno split completo, dal 2020–21 al 2023–24 usano denominazioni dei gruppi miste o un numero di righe non standard, e il 2024–25 non è indicato nello stesso modo delle stagioni selezionate. Escludere queste righe riduce l'orizzonte temporale ma migliora la comparabilità. Il risultato è un confronto di sette stagioni con un confine esplicito, non una media forzata di 15 stagioni.
Limiti e metodo
Fonte dei dati: Xtra-Stats. La finestra selezionata va dal 2012–13 al 2018–19, con 198 partite nella fase regolare e 30 nella fase split per stagione. I gol per partita sono il totale dei gol diviso per le partite della fase. Le percentuali di vittorie interne, pareggi e vittorie esterne sono i rispettivi conteggi dei risultati divisi per le partite della fase e arrotondati a due decimali.
Le stagioni con dati post-split interrotti o denominati diversamente sono state escluse dal confronto aggregato, invece di essere trattate come zeri o forzate nella struttura standard di 30 partite. L'analisi è descrittiva e non sostiene che lo split abbia causato i cambiamenti nei gol o nei risultati.