Ambito e definizione
Il confronto copre le stagioni completate della Premier League dal 2011–12 al 2025–26. Ognuna comprende 380 partite registrate. Un pareggio è conteggiato quando i punteggi di casa e trasferta sono uguali nel risultato finale registrato. Il tasso di pareggi è il numero di pareggi diviso per le partite completate, mostrato con due decimali.
Il denominatore è fisso, quindi la percentuale è facile da confrontare. Il record 2010–11 non è stato incluso perché le sue 370 partite completate non offrono la stessa copertura. Una partita mancante non è un pareggio e non è stata convertita in tale.
Il bilancio stagionale dei pareggi
La tabella alterna stagioni con pochi e molti pareggi senza una progressione regolare. Il minimo del 2018–19 è seguito dal 24,21% nel 2019–20 e dal 21,84% nel 2020–21, mentre le ultime due stagioni risalgono al 24,47% e al 27,37%.
| Stagione | Partite | Pareggi | Tasso di pareggi |
|---|---|---|---|
| 2011–12 | 380 | 93 | 24.47% |
| 2012–13 | 380 | 108 | 28.42% |
| 2013–14 | 380 | 78 | 20.53% |
| 2014–15 | 380 | 93 | 24.47% |
| 2015–16 | 380 | 107 | 28.16% |
| 2016–17 | 380 | 84 | 22.11% |
| 2017–18 | 380 | 99 | 26.05% |
| 2018–19 | 380 | 71 | 18.68% |
| 2019–20 | 380 | 92 | 24.21% |
| 2020–21 | 380 | 83 | 21.84% |
| 2021–22 | 380 | 88 | 23.16% |
| 2022–23 | 380 | 87 | 22.89% |
| 2023–24 | 380 | 82 | 21.58% |
| 2024–25 | 380 | 93 | 24.47% |
| 2025–26 | 380 | 104 | 27.37% |
La prima parte del record contiene già l’intera ampiezza della storia. Il 2012–13 raggiunge il 28,42%, il 2013–14 scende al 20,53% e il 2015–16 torna al 28,16%. L’oscillazione di 7,89 punti tra stagioni consecutive non è un artefatto di arrotondamento: rappresenta 30 partite in un calendario di 380 gare. In seguito, il 2017–18 al 26,05% lascia spazio al 2018–19 al 18,68%, una differenza di 28 pareggi.
Dopo il minimo, la sequenza alterna invece di crescere ogni anno. I pareggi salgono a 92 nel 2019–20, scendono a 83 nel 2020–21, risalgono a 88 nel 2021–22, poi calano leggermente attraverso 87 e 82 prima dell’ultimo salto a 104. Il tasso va quindi letto stagione per stagione; stagioni adiacenti possono muoversi in direzioni opposte.
Contare le partite accanto alla percentuale evita anche una falsa precisione. In un calendario di 380 partite, una gara vale circa 0,26 punti percentuali. Una differenza di uno o due punti può dipendere da pochi risultati, mentre le differenze di nove-dieci punti tra minimo e massimo sono molto più consistenti.
L’ampiezza dell’intervallo conta
Il massimo di 108 pareggi nel 2012–13 è solo uno in più dei 107 del 2015–16, ma il contesto differisce dal minimo. Il tasso massimo è 28,42%, mentre la stagione minima ha 71 pareggi al 18,68%. La differenza di 37 partite equivale a 9,74 punti percentuali su un calendario fisso di 380 gare.
Ci sono anche valori ripetuti. 2011–12, 2014–15 e 2024–25 sono tutti al 24,47%, pur essendo separati da più di un decennio. La ripetizione dello stesso tasso invita a non trattare ogni movimento stagionale come un cambiamento strutturale. Una parte della variazione è una normale oscillazione attorno a un’ampia fascia.
La media non ponderata delle 15 stagioni è 23,75%. Sette stagioni sono sopra tale livello e otto sotto. La divisione è quasi equilibrata e favorisce ancora una lettura ciclica, non una tendenza a senso unico.
Le stagioni con pochi pareggi non sono tutte uguali. Il 2013–14 ne ha 78, il 2018–19 71 e il 2020–21 83. Si collocano in punti diversi dell’equilibrio casa-trasferta: nel 2018–19 le vittorie interne sono il 47,63% e quelle esterne il 33,68%, mentre il 2020–21 è l’unica stagione in cui le vittorie esterne superano quelle interne. Il solo tasso di pareggi non descrive questo mix di risultati.
Anche le stagioni con molti pareggi differiscono. Il 2012–13 ha 108 pareggi, 166 vittorie interne e 106 esterne. Il 2015–16 ha 107 pareggi, 157 vittorie interne e 116 esterne. Totali di pareggi quasi identici affiancano distribuzioni interne ed esterne diverse: per questo “più pareggi” non va trattato come sinonimo di “campi più equilibrati”.
Il ritorno recente
L’ultimo tasso, 27,37%, è il secondo più alto della finestra, dietro al 2012–13. Rappresenta 104 pareggi, 11 in più del 2024–25 e 22 in più del totale 2023–24. Rispetto al minimo del 2018–19, l’ultima stagione aggiunge 33 pareggi e 8,69 punti percentuali.
Questo rimbalzo non significa che la competizione sia entrata in un’era permanente di pareggi. La serie è già passata dal 28,16% del 2015–16 al 22,11% del 2016–17, poi dal 26,05% del 2017–18 al minimo del 18,68%. Un valore alto nell’ultima riga è un fatto relativo a quella riga; la persistenza richiede future stagioni completate.
Poiché il denominatore è fisso, l’ultimo movimento può essere letto in partite oltre che in percentuali. Ogni 2,63 punti percentuali corrisponde a circa dieci partite in una stagione da 380 gare. La differenza di 8,69 punti dal minimo equivale quindi a circa 33 partite, esattamente il divario osservato tra 71 e 104 pareggi.
I 104 pareggi più recenti sono nove in più del livello di 95 partite, che rappresenterebbe esattamente il 25% di una stagione da 380 gare. È una scala utile, ma non va interpretata come una soglia dal significato speciale. Mostra semplicemente che il tasso più recente è nettamente superiore a un quarto delle partite chiuse in parità.
Il passaggio da 82 pareggi nel 2023–24 a 93 nel 2024–25 e poi a 104 nel 2025–26 è la più chiara crescita recente. È la salita ininterrotta più lunga nella parte finale della tabella, ma tre stagioni non bastano a stabilire un nuovo regime di lungo periodo. La formulazione più solida è che l’ultima stagione è alta nella finestra osservata.
I pareggi nel mix dei risultati
Il tasso di pareggi è una parte di una distribuzione a tre esiti. Quando cresce la quota di pareggi, diminuisce la quota combinata delle vittorie interne ed esterne. Nel 2025–26 i pareggi sono il 27,37%, le vittorie interne il 42,63% e quelle esterne il 30,00%. Nel 2018–19, la stagione con pochi pareggi, le vittorie interne sono il 47,63% e quelle esterne il 33,68%.
Questo contrasto mostra perché la serie dei pareggi vada letta accanto agli esiti legati al campo. La stagione con pochi pareggi ha avuto più partite decisive, con le vittorie interne a rappresentare la quota maggiore. L’ultima stagione ha avuto più risultati in parità e una quota minore di vittorie interne. L’aggregato non dice se tali cambiamenti derivino da squadre più vicine, finalizzazione, tattica o altre condizioni; descrive soltanto il mix finale dei risultati.
La stessa tabella può servire a controllare l’eccessiva lettura di brevi sequenze. Una percentuale di pareggi è un’etichetta compatta per una stagione intera, ma non conserva l’ordine delle partite, la durata di una serie o il contesto dei singoli risultati. Due stagioni possono chiudersi con percentuali simili dopo sequenze molto diverse. La tabella consente quindi di confrontare gli esiti finali, non di sostenere che le partite abbiano seguito lo stesso ritmo.
È utile mantenere insieme le tre categorie quando si descrive la direzione. L’aumento dei pareggi non dimostra che vittorie interne ed esterne si siano mosse nello stesso modo: una può scendere mentre l’altra sale. La ripartizione registrata nel 2020–21, con più vittorie esterne che interne, ricorda che la serie dei pareggi è inserita in un equilibrio casa-trasferta mutevole. Per questo l’articolo tratta i pareggi come esito centrale, mantenendo però il mix complessivo intorno a essi.
Il risultato più durevole è la variabilità: i tassi di pareggio possono cambiare di quasi dieci punti percentuali senza modificare il numero fisso di partite della lega.
La tabella dei pareggi va letta deliberatamente come una distribuzione, non come una scala. Una stagione può essere vicina alla media dopo una sequenza di risultati molto diversa da quella di un’altra stagione con la stessa percentuale finale. Per questo l’articolo affianca il conteggio grezzo al tasso e riporta le quote delle vittorie interne ed esterne quando aggiungono contesto. Il calendario fisso rende trasparente l’aritmetica, ma non rende identica la sequenza delle partite di anno in anno.
Per un aggiornamento futuro, la prassi più sicura è aggiungere solo una stagione completata, mantenere la stessa definizione di pareggio e ricalcolare la media sulla finestra ampliata. Un nuovo massimo o minimo sarà così giudicato rispetto alla stessa base, anziché a un denominatore mobile o parziale. Finché non esiste una nuova riga, la lettura attuale resta descrittiva: il tasso più recente è alto nella serie osservata, mentre la storia completa mostra ancora un’ampia variazione stagionale.
Limiti e metodo
Fonte dei dati: Xtra-Stats. Il campione include partite completate della Premier League dal 2011–12 al 2025–26. Il record precedente del 2010–11 è stato escluso perché la copertura verificata era di 370 partite. Il tasso di pareggi è il numero di pareggi diviso per le partite completate, arrotondato a due decimali.
Si tratta di uno studio descrittivo della frequenza degli esiti. Non valuta la qualità di un pareggio, il momento dei gol, la forza delle squadre, gli expected goals, l’intento tattico o alcun meccanismo causale. L’ultimo valore non è una previsione e nessuna stagione incompleta viene usata per estendere la serie.