Cosa conta come vantaggio
La Premier League ha una struttura fissa di 20 squadre e 380 partite nelle stagioni verificate. Per ogni stagione, una vittoria interna è una partita in cui il punteggio casalingo è più alto, una vittoria esterna è l’opposto e un pareggio indica parità. Qui il vantaggio casalingo è la differenza tra la quota di vittorie interne e quella di vittorie esterne.
Questa è una definizione basata sui risultati. Non sostiene che la sede abbia causato ogni esito e non misura l’ampiezza di una vittoria. Una vittoria interna con un gol e una vittoria interna con cinque gol contano allo stesso modo nella quota dei risultati. Il denominatore stabile rende trasparente il confronto percentuale.
Le quote dei risultati
Il modello di lungo periodo è chiaro: le vittorie interne hanno superato quelle esterne in ogni stagione tranne il 2020–21. I pareggi hanno assorbito il resto. La colonna del margine è il tasso di vittorie interne meno il tasso di vittorie esterne; i valori positivi favoriscono le squadre di casa, mentre l’unico valore negativo segnala l’inversione.
| Stagione | Vittorie interne | Pareggi | Vittorie esterne | Casa meno trasferta |
|---|---|---|---|---|
| 2011–12 | 45.00% | 24.47% | 30.53% | +14.47 pp |
| 2012–13 | 43.68% | 28.42% | 27.89% | +15.79 pp |
| 2013–14 | 47.11% | 20.53% | 32.37% | +14.74 pp |
| 2014–15 | 45.26% | 24.47% | 30.26% | +15.00 pp |
| 2015–16 | 41.32% | 28.16% | 30.53% | +10.79 pp |
| 2016–17 | 49.21% | 22.11% | 28.68% | +20.53 pp |
| 2017–18 | 45.53% | 26.05% | 28.42% | +17.11 pp |
| 2018–19 | 47.63% | 18.68% | 33.68% | +13.95 pp |
| 2019–20 | 45.26% | 24.21% | 30.53% | +14.74 pp |
| 2020–21 | 37.89% | 21.84% | 40.26% | −2.37 pp |
| 2021–22 | 42.89% | 23.16% | 33.95% | +8.95 pp |
| 2022–23 | 48.42% | 22.89% | 28.68% | +19.74 pp |
| 2023–24 | 46.05% | 21.58% | 32.37% | +13.68 pp |
| 2024–25 | 40.79% | 24.47% | 34.74% | +6.05 pp |
| 2025–26 | 42.63% | 27.37% | 30.00% | +12.63 pp |
La tabella può essere letta come una sequenza di tre regimi dei risultati. Dal 2011–12 al 2015–16, le vittorie interne restano tra il 41.32% e il 47.11%, mentre quelle esterne restano tra il 27.89% e il 32.37%. Dal 2016–17 al 2019–20, le vittorie interne sono più numerose in ogni riga e raggiungono il massimo del 49.21% nel 2016–17. L’inversione del 2020–21 si colloca poi tra quella serie e il ritorno a un margine positivo dal 2021–22 in avanti.
Solo due delle 14 stagioni guidate dalle vittorie interne hanno un margine sotto i dieci punti: il 2021–22 con 8.95 e il 2024–25 con 6.05. Le altre 12 stagioni positive superano i dieci punti. Questo schema sostiene il termine persistente in senso probabilistico: un vantaggio casalingo significativo è il risultato usuale, ma la sua ampiezza non è fissa.
I pareggi sono la categoria di equilibrio. La tabella del 2012–13 presenta il 28.42% di pareggi, lasciando meno spazio a entrambi i tipi di vittoria, mentre il 2018–19 ha il 18.68% di pareggi e quindi una quota combinata maggiore di partite decisive. Una quota elevata di vittorie interne può coesistere con un tasso alto o basso di pareggi, perciò le tre colonne vanno lette insieme.
I maggiori vantaggi casalinghi
Il 2016–17 è la stagione più chiaramente dominata dalle squadre di casa del campione. Le squadre di casa hanno vinto 187 partite, il 49.21% del calendario, mentre quelle ospiti ne hanno vinte 109. Il divario di 20.53 punti è più ampio di quello di 19.74 punti del 2022–23 e di 17.11 punti del 2017–18.
Il risultato non è semplicemente un alto numero di vittorie interne. Nella stessa stagione ci sono stati anche 84 pareggi, quindi il vantaggio casalingo deriva dalla distribuzione delle vittorie e non dal fatto che ogni partita sia stata decisa. È un utile promemoria del fatto che il “vantaggio casalingo” dovrebbe essere espresso come confronto degli esiti, non come affermazione che le squadre di casa dominino l’intera partita.
All’estremo opposto, il 2024–25 ha prodotto il margine positivo più stretto, pari a 6.05 punti. Le squadre di casa hanno comunque vinto più spesso, ma la differenza è stata inferiore alla metà del margine del 2016–17. È persistenza con intensità ridotta, non scomparsa.
La riga del 2016–17 è particolarmente informativa perché il suo tasso di vittorie interne è il massimo della serie, ma il suo tasso di vittorie esterne non è il minimo della serie. Le squadre ospiti hanno comunque vinto 109 partite, ovvero il 28.68%. Il vantaggio casalingo deriva dalle 187 vittorie interne, non dalla scomparsa delle vittorie esterne. La stessa distinzione conta nel 2022–23, quando le vittorie interne hanno raggiunto quota 184 e il margine era di 19.74 punti.
All’altra estremità delle righe positive, il 2024–25 ha avuto 155 vittorie interne e 132 esterne. È ancora una differenza di 23 partite a favore delle vittorie interne, anche se il margine in punti percentuali è il più piccolo valore positivo della finestra. Le percentuali mostrano la scala rispetto al calendario fisso; i conteggi grezzi mostrano la differenza di partite. Entrambi sono controlli utili sullo stesso risultato.
Il periodo dal 2011–12 al 2019–20 non contiene inversioni. Le vittorie interne precedono quelle esterne in ogni riga, con un margine compreso tra 10.79 e 20.53 punti. Le righe successive non cancellano questo schema, ma mostrano perché una media storica sarebbe meno informativa dell’intera sequenza stagionale.
L’inversione del 2020–21
Il 2020–21 è l’unica riga in cui le vittorie esterne hanno superato quelle interne: 153 vittorie esterne contro 144 interne. Le percentuali sono 40.26% e 37.89%, creando un margine di −2.37 punti. È l’unica stagione in cui il segno cambia.
La tabella sostiene l’osservazione, ma non una singola spiegazione. La stagione ha avuto condizioni operative insolite e il modello dei risultati può invitare a formulare ipotesi sull’atmosfera, sui viaggi o sul contesto delle squadre. Sono ipotesi, non risultati di questo aggregato. L’affermazione più prudente è che la suddivisione per sede è stata diversa in questa stagione ed è tornata a un margine casalingo positivo nel 2021–22.
Un’inversione è importante perché mette alla prova la parola “persistente”: persistente non significa invariabile.
La posizione dell’ultima stagione
Nel 2025–26, le squadre di casa hanno vinto 162 partite e quelle ospiti 114. La quota del 42.63% di vittorie interne è sotto il massimo del 2016–17 ma sopra il valore del 2024–25. I pareggi sono stati il 27.37%, la quota più alta dal 2015–16, il che aiuta a spiegare perché le quote interne ed esterne siano entrambe più basse rispetto alle stagioni più dominate dalle squadre di casa.
L’ultima stagione appare quindi come un ritorno alla direzione normale della serie, con un vantaggio casalingo moderato anziché estremo. È più forte del margine del 2024–25 di 6.58 punti, ma ancora molto lontano dal massimo del 2016–17. I dati non giustificano l’affermazione che il vantaggio casalingo sia scomparso o sia diventato più forte nell’intero periodo.
La lettura utile è condizionata: le squadre di casa hanno conservato il vantaggio in 14 stagioni su 15, l’ampiezza è cambiata in modo rilevante e una stagione lo ha invertito.
L’ultima riga presenta inoltre una quota di pareggi relativamente alta, 27.37%, rispetto al 21.58% del 2023–24. Restano così meno partite decisive da dividere tra vincitrici interne ed esterne. Un margine casalingo moderato in una stagione con molti pareggi non è necessariamente una prova di deboli effetti della sede; può semplicemente riflettere un numero maggiore di partite terminate in parità.
Qui non si sostiene che l’inversione del 2020–21 sia stata causata da una sola condizione identificabile. I dati sono compatibili con diverse spiegazioni e non possono distinguerle. Un vero studio causale avrebbe bisogno di informazioni oltre al risultato e alla sede, come la forza delle squadre, la programmazione, le condizioni di affluenza e il contesto a livello di partita.
Leggere le percentuali come quote su 380 chiarisce anche cosa significhi “persistente” in questo contesto. Significa che il risultato interno ha preceduto quello esterno in quasi ogni stagione completata, non che il margine fosse identico o che ogni club ne traesse lo stesso beneficio. Le righe con il maggior vantaggio interno e quelle con i margini positivi più stretti fanno entrambe parte delle prove. Tenerle insieme evita di trasformare una tendenza di lungo periodo in una rivendicazione di dominio costante.
La riga dell’inversione è altrettanto importante per un confronto storico sempre aggiornato. Non viene rimossa come anomalia, perché farlo farebbe apparire la persistenza più forte di quanto il record sostenga. Al contrario, viene mostrata accanto al ritorno ai margini positivi nelle stagioni successive. Il risultato è una descrizione equilibrata: il vantaggio della sede è la direzione aggregata usuale, la sua ampiezza cambia e una stagione completata cambia segno.
Esiste inoltre una distinzione utile tra persistenza e ampiezza. La lega può conservare un margine positivo tra casa e trasferta mentre il margine si restringe, come nel 2024–25, oppure ampliarlo di nuovo senza raggiungere il massimo precedente. La tabella stagionale registra direttamente questo movimento. È più informativa di una singola media di quindici stagioni, perché la media nasconderebbe in un solo numero l’inversione e la successiva ripresa.
Limiti e metodo
Fonte dei dati: Xtra-Stats. Il confronto comprende le partite completate di Premier League dal 2011–12 al 2025–26, con 380 partite in ogni stagione elencata. I tassi di vittorie interne, pareggi e vittorie esterne sono ciascuno il conteggio del risultato pertinente diviso per 380, arrotondato a due decimali. Il margine è il tasso di vittorie interne meno il tasso di vittorie esterne.
Si tratta di un confronto descrittivo della sede. Non tiene conto della forza delle squadre, dell’ordine delle partite, della distanza dei viaggi, dell’affluenza, dei gol, dei rigori o dei cambiamenti nella composizione dei club. Inoltre non implica che la sede abbia causato alcun risultato individuale.